SICULIANA MARINA
Linea di confine della storia
Di
Alphonse Doria
La storia di Siculiana affonda le radici proprio su Siculiana Marina. Ed è proprio in questo luogo che ha origine il nome di Siculiana, in tutte le versioni che vogliamo. Proprio sul Monte San Giuliano, chiamato anche Monte Caricatore vi sono i resti dell’antico SCARU, per antico s’intende di epoca neolitica sicana, poi fenicia cartaginese, greca, romana, araba, normanna e via di seguito la storia ne presenta sempre una traccia.
Lo studioso Empedoclino Giovanni Gibilaro, cultore di storia agrigentina ed attento frequentatore degli archivi di Stato, nel suo volume "I caricatori del litorale agrigentino", dedica un
apposito capitolo allo "Scaro" di Siculiana, e che, dai documenti consultati risulta che era costituito da "un aggregato di novanta magazzeni sotterranei" ed altre case abitate, con una piccola Chiesa nel mezzo". Inoltre, a circa 700 metri ad est vi erano molti "magazzeni sotterranei" in forma di cisterne, che servirono al deposito e conservazione dei grani da esportare. Anche in tempi di magra, a Siculiana non mancavano i traffici ed infatti lo storico Denis Mack Smith sottolineava che nel 1763, anno in cui il raccolto del grano in Sicilia fu assai scarso, "il Principe di Cattolica potè esportare 20.000 stai di frumento dai suoi possedimenti feudali ed ai prezzi allora correnti dovette ricavarne un utile ingectissimo" Oggi troviamo, oltre a resti di mura, posizionati a forma di elle rivolti verso sud della lunghezza di otto metri e rivolto verso ovest della lunghezza di tre metri e ottanta centimetri della larghezza di novanta e settanta centimetri. Proprio alla distanza di un metro si ci si imbatte nella bocca di un Silo-granaio larga 1,60 e 7 metri di profondità circa, sicuramente occorre una giusta pulizia e la profondità sarà maggiore, la larghezza interna è circa quattro metri. Di questi silos ancora oggi ve ne sono una diecina, prima erano molto di più, disposti a pochi metri l’uno dall’atro a file ordinate di quattro. Le pareti erano ricoperte con un impasto ricavato dalla polvere di ossa macinate ottenendo una fibra resinosa ed essere così impermeabili.
I Sicani sono stati un popolo di commercianti oltre che coltivatori e allevatori. Proprio questa caratteristica li ha resi ricchi sia materialmente che culturalmente. Viene costatato dal ritrovamento di alcune tholos interne nelle montagne ricche di manufatti, anche preziosi, delle civiltà mediterranee. Fu proprio a gli abitatori di questa terra che Hera ha voluto insegnare la coltivazione del grano. E proprio sul Monte Stella vi sono i resti di un probabile tempio della Dea. Vi sono antichi scalini scavati nella roccia e un paio di colonne. Probabilmente il basamento ritrovato di una torre di forma circolare, potrebbe essere il basamento del tempio alla dea considerato che era di tale forma per il culto di Hera (ancor prima Madre Terra). Il caso vuole che nel XVII secolo la nobile Giovanna Isfar fece costruire proprio sul Monte caricatore la chiesa dedicata a Maria SS. Annunziata. Tracce di questa chiesa sono d’appurare come anche le tracce della torre di guardia a tali granai. Occorrerebbe uno studio approfondito sul Monte Caricatore, perché le grotte presenti hanno più misteri di quanto possa sembrare a prima vista. Questi silo-granai sono da proteggere, difendere, a tutti i costi perché sono testimonianze dirette della rivoluzione neolitica dell’umanità. Proprio alle falde del monte costeggia il fiume Canne, prima navigabile. Il fiume Canne permetteva la facilità nel caricare le merci e la sicurezza nell’approdo e nell’uscita dalle probabili incursioni dai vari pirati. Come diciamo noi siculianesi: Lu Scaru. “Lo Scalo di Siculiana Marina” ben guardato dalla Torre Felice, spazzata definitivamente via dai politici locali degli anni settanta che pensarono bene di farne gabinetti pubblici. Dal "Libro delle torri", di Salvatore Mazzarella (Ed.Sellerie) si rileva che il "Caricatore di Siculiana" era difeso, proprio all'interno del borgo, da una torre di avvistamento, che pare sia stata costruita dal barone Isfar nel 1425 e di cui ora esiste soltanto un rudere,
proprio in piazzetta Torre di fronte al tabaccaio. Questo edificio di difesa militare viene anche citato da Filoteo (1557), mentre il famoso architetto Camilliani, incaricato dal Viceré di curare tutte le fortificazioni lungo tutte le coste della Sicilia, la descrive nei suoi rapporti ufficiali.
So, che i servizi pubblici in un luogo, dove noi siculianesi indirizziamo le nostre attenzioni per lo sviluppo turistico, sono importantissimi, ma bisogna entrare nella [i]logica che le tracce della storia sono ancora più importanti. Vi è una scala di valori da rispettare coloro che hanno la responsabilità di gestire la cosa pubblica in un luogo qualsiasi. Mentre i gabinetti pubblici potranno avere mille altre collocazioni, un bene storico che viene debellato non potrà più ricomparire. E’ un crimine doppiamente grave dal punto di vista economico per lo sviluppo turistico, e da quello culturale. Ancor più grave, perché cancellare la nostra memoria, significa cancellare noi stessi come popolo e come entità. Vi sono mille sagge citazioni su questo argomento, ma l’oggetto della discussione è un altro.[ii]
Come ben vedete il borgo di Siculiana Marina ha molti referenti storici:
- il fiume Canne, molto probabilmente ha dato il nome alla mitica Camico, ormai violentato con una cementificazione eccessiva e a mio avviso anche inutile, sopraffacendo così la flora e la fauna. Un poeta locale (Alfonso Rampello) scrisse una bellissima satira politica[iii] dove si prende in giro il politico locale che voleva rendere di nuovo navigabile il fiume. In realtà a volte vi è più miseria di quando possa sembrare, basta che arrivi un progetto approvato alla Regione per gli argini dei fiumi, basta intravedere un semplice contro utile e si approva senza poi andare a costatare l’impatto ambientale e il danno culturale che va a causare.
- I silo-granai, già aggrediti da una edificazione selvaggia, autorizzata, con tanto di concessioni e licenze edilizie, consentendo un obbrobrio mostruoso ai piedi del monte Caricatore. Nonostante è possibile salvaguardare gli altri rimasti, almeno otto. Non si possono chiudere gli occhi e fare finta di niente per la politica spicciola clientelare, qui bisogna intervenire con esproprio del terreno, salvaguardia delle strutture archeologiche e valorizzazione tramite segnaletiche descrittive e strutture precarie idonee a permettere a gli ospiti una agibile visita.
- La necropoli delle archeosole (Tardo romano antica?). La necropoli è in un discreto stato di conservazione, anche qui occorrerebbe urgentemente una segnaletica descrittiva e le strutture idonee a permettere a gli ospiti una agibile visita.
- La tonnara dei Florio rilevata dalla Curia vescovile di Agrigento, demolita e costruiti nuovi edifici come la Casa dell’Accoglienza Don Giustino[iv].
- La Chiesa di San Pietro Apostolo, abbattuta di recente, rimasto un parcheggio, fonte di liti continue tra gli abitatori del quartiere. Si intravede il campanile in una foto scattata dal fotografo locale Matteo Cumbo negli anni ’60, esposta anche nella sala consiliare del Comune di Siculiana. Eretta il 1 aprile 1949. I parroci nel 1951 Salvatore Li Vecchi, nel 1972 Giuseppe Fiorica, (?).[v]
- La Torre Felice, ora gabinetti pubblici e terrazza davanti l’Hotel Paguro. Mi è stato narrato un aneddoto: nella seconda guerra mondiale vi era una vedetta di camicie nere proprio sulla torre. E uno di loro vede all’orizzonte uno squadriglia di aerei dal versante nemico. Proprio una flotta numerosissima. U ‘za Affonziu u curdunaru con il suo allarmismo suggestiona pure il camerata di vedetta e lanciarono l’allarmea Girgenti, e che allarme! Dopo un po’ mentre la squadriglia si andava avvicinando e non udivano rumore scoprirono che i terribili aerei nemici non erano altro che aciddazzi di mari . L’onestà fascista o la semplice coglionaggine ha suggerito al camerata curdunaru di ritirare l’allarme e confessare l’errore si prese le meritate parolacce del comando girgintano.
- I magasè, si trovavano proprio nella sponda est del fiume Canne vicino dove sfociava. Erano dei grandi magazzini di deposito dei cereali utilizzati fino nell’ultima guerra, dove il regime fascista distribuiva alla gente il grano per sostenersi. Oggi non esistono più, non vi è proprio traccia. Al suo posto vi è un piccolo villaggio privato.
- La casa matta, si trova sotto la ex caserma della guardia di finanza, versante sud, costruita prima dello sbarco degli Alleati della seconda guerra mondiale. Vorrei aggiungere che anche questa struttura è un bene storico da valorizzare e segnalarlo con una segnaletica.
Altre caratteristiche:
- I murales, per le stradine della frazione s’incontrano, ormai attaccati dalla salsedine marina, questi dipinti a muro, opere di Provenzano, Tedesco, Siracusa ed altri. Rappresentano personaggi locali, come u zzu Angiliddu mentre costruisce le sue ceste di vinile, scene e paesaggi locali. Attribuiscono un caratteristico e armonioso con l’ambiente tutto un senso di trasporto estetico aggiungendo colori. Lodevole iniziativa della Pro Loco Siculiana preseduta da Alfonso Siracusa, pittore locale affermato in campo nazionale.
- Il litorale: possiamo affermare che in gran parte ha conservato la sua naturale verginità. Per fortuna è stato aggredito solo in parte dall’uomo e che il territorio a ponente è uno degli ultimi lembi della costa integra, anche perché il nostro mare non subisce un inquinamento di carattere chimico industriale, ma solo quello generato dai rifiuti liquidi urbani. Di seguito Monte Stella vi è la riserva naturale WWF Torre Salsa. Una spiaggia fossile colore oro, un mare pulito. Attrezzato con stabilimenti balneari di grande esperienza come: Lido Sabbia d’Oro, Lustru di Luna, La Sirinetta. Attrezzata per l’accesso ai disabili e di una postazione di bagnini. Vi sono ambi parcheggi privati e pubblici. Ora l’impegno politico è sostenere questo stato di cose, permettendo uno sviluppo possibile, per un turismo fattivo.
- Il porto, è protetto dal molo di levante e dal molo di ponente; vi possono accedere solo piccole imbarcazioni. L'approdo risulta essere in gran parte insabbiato. Realmente l’utilizzo di tale porto è un ambio parcheggio d’auto. E’ nato un Comitato Pro Marina di Siculiana e l’ultima iniziativa, che io sappia, è un convegno il 2 aprile 2005 a Siculiana Marina dal tema: IL PORTO DI SICULIANA MARINA: TEMPI E MODI DELLA SUA REALIZZAZIONE. I partecipanti e relatori ai lavori di questo convegno sono stati tanti e illustri come: il presidente della Regione Cuffaro, il presidente della Provincia Fontana, l’On. Capodicasa, l’On. Cimino, l’Amministratore delegato Italia Navigando SpA ing. Marconi, il dott. Mira e il Sindaco Sinaguglia. I temi: adempimenti e tempi certi per iniziare i lavori; tempi di consegna e frizione; le possibilità di sviluppo e il porto come volano turistico. A questo punto ci chiediamo come sia andata a finire? Forse questa foto scattata personalmente il 14 agosto 2007 darà un idea.
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[ii]CARLO AZEGLIO CIAMPI: “ la cultura è l'anima di un paese, la sua linfa vitale: è coscienza e conoscenza di sé e dell'ambiente in cui si vive, la cultura è la prima identità di un popolo; che la cultura è memoria, ma deve vivere nel presente perché non basta avere un patrimonio prezioso, se non c'è l'impegno, la passione, la competenza di chi, nel custodirlo, lo alimenta e lo tramanda. La famiglia, la scuola e l'università hanno il compito di trasmettere ai giovani il senso della continuità fra le generazioni: se gli anziani non ricordano e i ragazzi non sanno, non c'è futuro».”
Identità e futuro (CRICD 2005- Regione Siciliana): La questione della "centralità" della memoria storica non consiste nella riproposizione del passato, ma nella consapevolezza che l'identità può costituire un progetto per il futuro.
La Cultura può essere definita come "la trasmissione da una generazione all'altra, attraverso l'insegnamento ed altri
processi di imitazione di conoscenze, valori ed altri fattori che influiscono sui comportamenti" (Douglass C. North)
Le società sono dunque contesti di orientamento e di memoria che vengono trasmessi alle generazioni successive.
La Cultura è esercizio di facoltà spirituali ed intellettuali; per svilupparsi ha bisogno di un adeguato e proprio contesto di memoria storica.
Qui sta il vero problema dell'ora presente: l'Europa attraversa oggi una fase di profonda crisi d'identità. L'identità è
qualcosa di più della Cultura di una società: Jan Assman paragona la Cultura a una sorta di "sistema di identità" del
gruppo sociale, analogo al sistema immunitario biologico. Se c'è un punto in cui lo slogan "uniti nella diversità" è specialmente vero, questo è il campo culturale. Aggiungiamo, con Eliot: "Perché la cultura europea fiorisca si richiedono due condizioni: che la cultura di ogni paese sia unica, e che le diverse culture riconoscano la reciproca relazione, cosicché ciascuna sia in grado di riaccogliere le altre".
L'identità europea nasce infatti dalle identità nazionali e regionali, le deve favorire e non sovrapporsi ad esse.
In questo specifico contesto va riaffermata la nostra "sicilianità".
Diodoro Siculo, venti secoli fa, scriveva: "L'uomo passa e il tempo resta. Mentre gli altri monumenti diventano preda del tempo, la storia incatena, con la sua onnipotenza, questo tempo che logora tante cose, e lo costringe, in una qualsiasi maniera, a trasmettere le sue testimonianze alle generazioni che verranno".
GIUSEPPE GARRETTO: Quando si vuole opprimere e sfruttare compiutamente un popolo, il metodo più sicuro è appunto di a cancellare dalla sua mente ogni ricordo di grandezza e di lotte sostenute per la libertà, segno inconfondibile di una civiltà superiore; e di far penetrare nel suo spirito la convinzione di essere sempre stato, nella storia, un miserabile, spregevole oggetto, e mai soggetto. Applicando questo metodo, si sono impegnati ad oscurare
a poco a poco la Coscienza Siciliana, una volta cosi fiera e gelosa delle istituzioni, dei costumi, delle tradizioni, della secolare autonomia e delle franchigie costituzionali isolane. Oscurare la coscienza fino a farle dimenticare la sua storia, che è storia stupenda.
[iii] LU PATRI DI LU CIUMI CANNI[iii]
Lu vidi quasi tutti li matini
Passari pi la strata provinciali
Pi jri a la so cratura a visitari,
Arrivata a lu ciumi ci sorridi
Vidennu l’acqua limpida scurriri,
Pirchì è na cosa bella da vidiri.
Un jornu ca si misi a taljari
Si qualche modifica si putja fari
Un vidaneddu si misi a parlari:
“Signuri, lei m’av’a scusari
si a vossia ci vogliu addumannari
ogni matina cà chi veni a fari?”
“Chi st’opira chi vidi mi appartieni,
pirchì è fruttu di lu me suduri
cu l’acchianari e scinniri li scali;
ma lu secunnu lottu s’av’a fari
pi rendiri stu cursu a navigari
pirchi Caronti vogliu addivintari!”
“Forsi è veru e nun lu pozzu smintiri,
ma cu la merda di li ‘Ngaglia c’am’a fari
c’ogni matina veni a galleggiari?”
“Tu amicu nun ti preoccupari
sugnu cà pi chistu studiari
pirchì na soluzioni debbu ju truvari.”
“Veru ca nun sugnu competenti
ma un consigliu ju ci vogliu dari:
facissi un antru ciumi artificiali
tagliannu di li ‘Ngaglia pi li terri
drittu a mari putissi arrivari
senza la so creatura duviri ‘nquinari!”
“E’ un bon consigliu, lu vogliu appruvari!
M’avviu pi la sedi comunali
Pi st’argomentu duviri affruntari.”
“Ma lei è amministratori comunali?
Ca si po permettiri di sti cosi fari?
O su l’antri c’hann’a deliberari?”
“Tu amicu allura nun mi canusci,
sugnu n’amministraturi comunali
pirchì senza di mia nenti si po’ fari”
“Si chissu chi dici fussi veramenti
a sinnacu lu duvissuru purtari
mentri è nenti, mancu consiglieri!”
“La prossima campagna elettorali
a capu lista mi devu prisintari,
pirchì tutti chisti pir mia hann’a vutari,
pirchì sugnu valenti prontu a consigliari
si qualcunu voli addiviniri”
“Lei signuri nun voli capiri
ca chissu ca si misi a puitari
dissi ca lei nenti sapi fari!”
TRADUZIONE
IL PADRE DEL FIUME CANNE
Lo vedi quasi tutte le mattine, passare per la strada provinciale, per andare a visitare la sua creatura, arrivato al fiume ci sorride vedendo scorrere l’acqua limpida, perché è una cosa bella da vedere. Un giorno che era intento a guardare se qualche modifica si poteva fare un campagnolo si mise a parlare: “Signore lei mi deve scusare, se ci voglio chiedere ogni mattina qui che viene a fare?” “Quest’opera che vedi mi appartiene, perché è frutto del mio sudore con il sale e scendi delle scale; ma il secondo lotto si deve ancora fare per rendere questo corso navigabile, perché Caronte voglio diventare!” “Forse è vero, non lo posso smentire, ma con la melma degli Incaglia che dobbiamo fare che ogni mattina viene a galleggiare?” “Tu amico non ti preoccupare, sono qui per studiare questo, perché una soluzione io la devo trovare.” “Vero che non sono competente, ma un consiglio io glielo voglio dare: faccia un altro fiume artificiale tagliando da gli Incaglia per i terreni potrà arrivare dritto a mare, senza inquinare così la sua creatura!” “E’ un buon consiglio, lo voglio approvare! Mi avvio per la sede comunale per affrontare questo argomento.” “Ma lei è amministratore comunale? Che si può permettere di fare queste cose? O sono gli altri che debbono deliberare?” “Tu amico allora non mi conosci, sono un amministratore comunale, perché senza di me niente si può fare.” “Se quello che dice fosse veramente a sindaco lo dovrebbero candidare, mentre è niente, neanche consigliere!” “Alla prossima campagna elettorale come capo lista mi devo presentare, perché tutti questi per me devono votare, perché sono valente pronto a consigliare se qualcuno vuole addivenire” “Lei signore non vuole capire che questo che si è messo a poetare ha detto che lei non sa fare niente!”
[iv] LA'TONNARA (Antonino Casatuto LA COASTA SICULIANESE)
Anticamente il tonno si pescava con grossi ami, e solo nel periodo del massimo splendore della civiltà greca si impiegò qualche piccola rete, con bassi risultati. L'introduzione delle tonnare, clic resero più agevole la pesca del tonno, si deve agli Arabi. Infatti, moltissimi nomi usati per identificare la funzione dei tonnaroti, della lavorazione del tonno e delle camere della tonnara sono di origine saracena.
Proprietario della tonnara, cioè dello stabilimento di lavorazione, degli attrezzi e delle barche, fu per primo Don Calogero Indelicato da Sciacca, successivamente sarebbe stata rilevata dal Dott. Serraino che l'avrebbe ceduta alla ditta Florio di Genova (famiglia Parodi) con la quale la tonnara avrebbe chiuso definitivamente
i battenti. La Curia Vescovile d i Agrigento l'ha rilevata col proposito di istituirvi ima colonia marina che mai fu realizzata. Nel 1961, Padre Silvio Morosini, per conto della Curia, perfezionò le operazioni di vendita dello stabilimento. Esso fu acquistato dalle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria (dette d'Egitto) della Casa del Fanciullo "Cuore Immacolato di Maria" di San Leone (Agrigento), dalle Suore Figlie della Carità di S. Vincenzo de' Paoli dell'Istituto "Immacolata Concezione" di Naro, e dai Padri Vocazionisti dell'ordine religioso
fondato da Don Giustino Russolillo. Abbattuta la vecchia struttura i suddetti istituti provvidero a fare costruire dei nuovi edifìci, nei quali rispettivamente istituirono: la Colonia estiva prò orfani M. Concetta Sciasela ahimdessa e bene/attrice, la Colonia S. Vincenzo de' Paoli e la Casa dell'accoglienza Don Giustino.
La pesca del tornio fu un'attività fìorentissima di Iu Scaru e tale sarebbe continuata finché proprietario della tonnara fu Indelicato, dopo di che sarebbe iniziata la fase di decadenza.
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