Mercoledì 27 Dicembre 2006 presso l’aula consiliare all’interno della torre dell’orologio, la proloco di Siculiana ha consegnato una Targa di Merito alla Dottoressa Antonella Marino. Targa di Merito consegnatale per l’ottimo risultato ottenuto alla fine della sua carriera universitaria presso l’università di Siena come Assistente Sanitario.
Alla serata erano presenti il Sindaco di Siculiana, il Dottore Giuseppe Sinaguglia, l’Assessore alla Pubblica Istruzione e alla Cultura, Maria Samaritano, il presidente della Proloco di Siculiana, Alphonse Doria, la vicepresidente della Proloco, Patrizia Iacono e il Direttore della Biblioteca Comunale, Franco Caruana.
Il titolo della Tesi esposta era: “ Maternità e cure neonatali nelle famiglie immigrate”. La serata si è svolta all’insegna dei riconoscimenti per i molteplici sacrifici che questa giovane ragazza e la sua famiglia hanno fatto durante i suoi studi, sacrifici lodati dagli intervenuti al convegno, soprattutto da parte della vicepresidente della Proloco, Patrizia Iacono che ha aperto la serata; inseguito ai vari interventi delle altre personalità, la Dottoressa Antonella Marino ha esposto il suo elaborato.
L’idea della sua tesi è tratta da un interesse per il tema della diversità all’interno del contesto sanitario, in particolare per le gestanti immigrate, lo scopo della suo scritto, infatti, fu quello di “capire e sperimentare come costruire un incontro e come sviluppare un ascolto efficace con donne che provengono da altri paesi; perché ciò che esse sono dipende anche dalle loro origini, in quanto ogni essere umano è un essere culturale che appartiene ad una cultura che lo struttura in modo profondo, ma è anche un individuo unico, formato dalla sua storia e dalle sue relazioni”.
Il convegno si è concluso con la consegna della Tesi della Dottoressa al Direttore della Biblioteca Comunale, Franco Caruana, in modo tale che chiunque voglia consultare il testo può richiederlo in Biblioteca; e giustamente la consegna della Targa di Merito all’Assistente Sanitario Antonella Marino.
Alphonse Doria: "La consegna della TARGA DI MERITO per noi della Pro Loco è uno degli appuntamenti più lieti, perché è una carica di speranza che prendiamo tutti. La speranza che il futuro avrà per protagonisti questi giovani come Antonella Marino.
Ho letto la sua tesi, è semplicemente meravigliosa, oltre il lato scientifico della ricerca, quello che mi ha sorpreso ancor più è il lato umano; il porsi da individuo ad individuo, nella diversità culturale, nella diversità dei ruoli, tra paziente e Assistente Sanitario.
L'Operatore Sanitario deve intercalarsi nell'aspetto culturale del malato straniero. Per fare questo, bisogna avere una carica umana non indifferente che il ruolo esige, ma soprattutto una apertura di pensiero che si acquisisce con la cultura e con la mente libera. Tutte dote che leggendo la tesi e conoscendo ancor più Antonella ho riscontrato ampiamente.
Il tema di questo convegno cade a proposito nelle ricorrenze della natività di nostro Signore. E il messaggio di questa festa è soprattutto il rispetto della vita e soprattutto della maternità. Nella tesi di Antonella vi sono tutti i valori del Natale. Voglio concludere con un esempio tratto dalla sua tesi, che mi ha colpito particolarmente; nell'usanza Zulù, dove lo stregone assiste al parto del primogenito per benedire la terra su cui nascerà, la donna in travaglio si concentra su qualcosa di bello e come la loro
tradizione vuole, punta gli occhi verso il cielo per guardare intensamente le stelle. E proprio in queste parole ho visto il presepe. In queste donne spostatesi nella nostra terra, pronti a fare germogliare la vita, come Maria.
Scusatemi se uscirò fuori tema per un po’ ma colgo l’occasione di puntualizzare ancora qualcosa su l’intensa attività di questo 2006 della nostra Pro Loco, sia culturale sia sulla sua naturale attitudine del turismo. Proprio giorno 4 di questo mese abbiamo chiuso l'indagine turistica 2006 con il convegno. L'elaborazione dei dati dal mio punto di vista,nonostante tutto, sono stati abbastanza positivi, fanno ben sperare. Perché senza alcuna offerta, vi è una tenue domanda turistica,
pertanto possiamo, se vogliamo migliorare ancor più. C'è molto da fare, ma abbiamo già: una spiaggia favolosa, beni materiali come necropoli, silos, la chiesa matrice, i palazzi signorili, un panorama suggestivo, i Siculianesi vera risorsa per l'ospitalità e la ricchezza culturale.
E' sicuro che nelle necropoli non vi si può andare così tra le sterpaglie, occorrerebbe delle passerelle in legno, realizzate in modo da non deturpare il paesaggio e fare accedere ospiti come le scolaresche in stagioni primaverili, creando così un flusso turistico fuori stagione. Così anche per i silos testimoni della cultura siculianese e siciliana nonché dell'intero Mediterraneo, dando persino l'appellativo a questa zona di porta della Sicilia.
Ci adopereremo per organizzare degli itinerari turistici, locali e provinciali con dei pacchetti d'offerte con prezzi altamente competitivi. Questo è ciò che ci proponiamo come Pro loco, già con intesa e grande disponibilità di questa Amministrazione Comunale.
E’ difficile organizzare lo sviluppo turistico in Sicilia. Con punti deboli di riferimento; anche perchè viene duro accettare lezioni sul turismo da funzionari che in cinquanta anni non sono riusciti a fare gran che, come ad Agrigento dove vi sono beni culturali unici al mondo, ancora oggi non riescono a trattenere l'ospite non più di quattro ore.
Quando poi in estate cerchiamo di andare da Siculiana ad Agrigento e rimaniamo intasati nel traffico della strada statale 115, unica via di comunicazione, ci rendiamo conto che le classi politiche precedenti non hanno pensato alla Sicilia come terra di sviluppo ma solo come terminale della catena consumistica dell'intera Italia.
Questa estate tornando da Roma con l'autobus, sbarcando inSicilia ho guardato dal finestrino la desolazione della nostra Terra,senza strutture o imprese, migliaia di ettari senza nemmeno un campo coltivato a qualsiasi cosa. Infine in una curva tra Licata ePalma di Montechiaro il nostro autobus s'incontra con un altro e non riesce a passare, bisogna che indietreggia, dovrà faremille manovre per riuscire a passare. Scusate ma è veramente desolante, sconfortante, scoraggiante e tutti gli avverbi che vivengono in mente, pensare che non abbiamo linee ferroviarie adoppio binario, mentre altri parlano di alta velocità, aeroporti e nemmeno strade. Come si fa a parlare a progettare lo sviluppo?
Non solo turistico, ma di qualsiasi si voglia! Così penso a questi giovani, come Antonella Marino, che s'impegnano si laureano, raggiungono il massimo e spesso, dopo essersi guardati bene attorno, cozzando magari con l'ottusità burocratica di alcuni uffici della nostra Sicilia, vanno via, per non dire scappano!
Qualche mese fa sul Giornale di Sicilia leggevo che a Cattolica Eraclea era in arrivo il parco eolico. Il Sindaco di quella città nell'articolo precisava che nel mese di dicembre iniziavano i lavori, dando occupazione alla manovalanza locale, per la sistemazione di una cinquantina di questi mulini, che produrranno energia pulita e ricchezza al loro paese. Di queste proposte ne sono già arrivate in tutti i comuni. Mi immagino già l'assedio di queste strutture gigantesche che rovineranno in maniera inesorabile il nostro paesaggio, non lasciando più spazio ne alla fantasia ne alla bellezza naturale della nostra amata Terra. A mio avviso se il politico non riesce a guarire la propria miopia intellettiva, veramente l'unica soluzione del giovane è scappare subito, fin quando la loro età gli permette di potere essere assorbito dal mercato lavoro. La Sicilia è già fornitrice di energia per quasi un quarto del fa bisogno energetico dell’Italia. Non riesco a capire perché dobbiamo essere ancora noi a dare, rovinando cosi il nostro futuro turistico, deturpando il paesaggio punto d'incontro tra beni materiali e immateriali.
Mi scuso con i convenuti e con Antonella per essermi dilungato su temi apparentemente fuori contesto. Ma il futuro ci appartiene!
Il mio saluto e ringraziamento va al signor Sindaco dottor Giuseppe Sinaguglia e all'Assessore alla Cultura Maria Samaritano, con l'augurio che voi donne abbiate sempre più spazio nelle retini della politica.
ANTONELLA MARINO: II mio primo ringraziamento vorrei rivolgerlo ai miei genitori e ai miei nonni che mi hanno sostenuta, durante questo percorso di studio, soprattutto nei momenti di fragilità emotiva: "vogliate gradire questo piccolo pensiero come espressione della mia riconoscenza".
Porgo poi la mia stima alla dottoressa Giulia Amalgioni ,che è stata la mia relatrice, per la cura e la professionalità dimostrata nel seguire la mia tesi di laurea. Ringrazio la dottoressa Anna Grasso per la disponibilità avuta nei miei confronti, i suoi modi gentili non possono che meritare la mia gratitudine. Per concludere vorrei ringraziare il personale sanitario del reparto di ostetricia dell'ospedale "Le Scotte" di Siena e soprattutto le gestanti immigrate che gentilmente hanno accettato di essere intervistate.
INTRODUZIONE
Questa tesi intitolata "maternità e cure neonatali nelle famiglie immigrate", nasce da un percorso di studio che ho seguito al secondo anno del corso di laurea in Assistente Sanitario sull'antropologia culturale.
Esprimo la mia gratitudine alla Dottoressa Giulia Amalgioni, che è stata la mia relatrice e che mi ha seguita costantemente e con tanta pazienza in questo mio percorso.
Frequentando il corso di Antropologia Culturale, ho scoperto un campo
di studio nuovo: l'Antropologia è la scienza che studia l'essere umano in
società, in particolare è la disciplina che prende in esame la variabilità
delle forme di vita umana dal punto di vista sociale e culturale.
Nell'ambito delle scienze sociali l'antropologia si occupa dell'analisi del
comportamento, di modi di pensare, di forme di organizzazione sociale,
in quanto fatti culturali e sociali.
Sono rimasta affascinata nell'aprirmi all'alterità e nell'apprendere come
l'antropologia si rapporta con la diversità.
Uno degli strumenti fondamentali della ricerca antropologica è
l'osservazione partecipante: si tratta di una metodologia complessa, che
prevede l'inserimento di un osservatore all'interno del gruppo oggetto di
indagine. L'osservatore, dunque, constata personalmente, "tocca con
mano"e si sforza quindi di fare emergere ciò che poteva essere intuito e
percepito. L'osservazione prevede così un coinvolgimento diretto e
consapevole del ricercatore con l'oggetto studiato, sospendendo, però,
ogni giudizio ed evitando l'immedesimazione con uno o più dei soggetti
osservati; il ricercatore soprattutto sa che egli stesso è uno degli attori,
e che la sua presenza interviene nel processo conoscitivo e, pertanto,
ne tiene conto sia nel momento in cui agisce/osserva, sia quando
rielabora i dati. L'osservazione partecipante da'la possibilità, inoltre, di
sperimentare sulla propria pelle la diversità, cioè di sperimentarsi come
diversi.
Infatti per diversità non si intende una qualità connaturata che è
presente in certi individui o in determinate popolazioni; alterila e
diversità sono nozioni relazionali, in quanto acquistano un significato
solo nella relazione tra me e qualcuno che percepisco come diverso da
me.
L'idea di diversità si riferisce quindi alla differenza culturale che due o
più soggetti percepiscono e/o mettono in gioco tra loro nel momento in
cui entrano in qualche forma di relazione.
L'idea di questa tesi nasce proprio da un interesse per il tema della
diversità all'interno del contesto sanitario; in particolare ho maturato nel
corso dell'anno un crescente interesse nei confronti delle gestanti
immigrate, rispetto alla loro difficoltà di accesso ai servizi sanitari ma
anche a come vivono l'esperienza del nostro sistema di assistenza
sanitaria.
L'obiettivo della tesi è quello di capire e sperimentare come costruire un
incontro e come sviluppare un ascolto efficace con donne che
provengono da altri paesi; perché ciò che esse sono dipende anche
dalle loro origini, in quanto ogni essere umano è un essere culturale
che appartiene a una cultura che lo struttura in modo profondo, ma è
insieme un individuo unico, formato dalla sua storia e dalle sue relazioni
umane.
Spesso, in effetti, le donne immigrate sono portatrici di rappresentazioni
della malattia, di modalità del parto, dell'accoglienza e gestione del
neonato, che fanno riferimento ad elementi culturali attribuibili al gruppo
di appartenenza.
D'altra parte è importante, a mio parere, capire anche qual è la
rappresentazione che queste donne si fanno del nostro sistema
sanitario: certamente vogliono utilizzare il nostro sistema sanitario, ma
nello stesso tempo hanno dei timori manifesti nei suoi confronti.
Percepiscono questo sistema come qualcosa di molto potente ed
hanno l'idea che esso potrebbe avere un'influenza non
necessariamente positiva sulla loro maternità, (cfr M. R. Moro 2001).
Temono, forse, che il sistema possa controllare il loro corpo, idea di
fronte alla quale possono manifestare in certi casi una resistenza
tortissima, (cfr M. R. Moro 2001).
Bisogna comprendere il grande sforzo che queste donne devono
compiere per mediare tra contesti profondamente diversi: da un lato
quelli previsti nel loro mondo di provenienza, dall'altro quelli propri del
contesto migratorio; più specificatamente tra le modalità di assistenza al
parto della cultura tradizionale, a quelle del paese ospitante.
Pensare che la migrazione sia un evento sociologico è scontato, mentre
è più complicato pensare che sia un evento psicologico, che produce
degli effetti sulla persona, precisamente sull'interiorità della persona.
Ci sono persone che riescono a trovare un equilibrio facilmente, e altri
per cui non è così facile; in generale quando tutto va bene, e non ci
sono problemi è possibile per la persona straniera, più o meno,
negoziare la situazione in cui si trova con la sua condizione di
immigrato, costruendo un percorso dove vi possono entrare diversi
elementi.
Il problema si pone quando esistono degli eventi dolorosi nella "nuova
vita", che riportano la persona al senso della sua precarietà: ad
esempio la gravidanza, che è un momento in cui gli elementi culturali
prendono il sopravvento, e con questi elementi sia la madre che
l'operatore sanitario, devono negoziare, cercando di creare un punto di
incontro che parte dal riconoscimento dell'altro come persona. Un altro
evento doloroso può essere la sofferenza prodotta dalla difficoltà ad
avere bambini.
Proprio per questi motivi è opportuno che tutti gli operatori sanitari
sappiano offrire tranquillità, capacità di confronto e accettazione
dell'altro, capacità di accoglienza e di sostegno, per favorire una
reciproca comprensione dei rispettivi valori culturali, e dunque una
condivisione nella lettura della situazione terapeutica.
E' importante sottolineare che per cultura si intende un insieme
complesso di modi di pensare, di agire e di comportarsi che include
qualsiasi capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una
società.
Con il termine cultura, quindi, non intendiamo solo valori e idee, ma
tutte le dimensioni del vivere sociale, sia sul piano delle pratiche
dell'assistenza, che su quello delle ideologie e delle categorie in base
alle quali esprimiamo un giudizio, facciamo una valutazione.
In questo senso anche le concezioni della malattia e della salute sono
culturali, in quanto vengono rappresentate e si modellano alla luce dei
riferimenti sociali, culturali e storici; in realtà, il corpo umano stesso è
sempre situato all'interno di tali coordinate, dunque a maggior ragione
le pratiche di assistenza, le modalità di interpretare e dare senso agli
eventi patologici, le pratiche terapeutiche e tutto il sistema di relazioni e
valori messo in gioco dalla malattia e dalla cura, sono definiti
culturalmente.
In questa tesi vorrei esplorare e sostenere la necessità di formazione
del personale medico e non medico, sul tema del riconoscimento e
della gestione degli aspetti culturali di cui sono portatrici le donne
immigrate, con lo scopo di poter capire meglio la persona con la quale
si instaurerà una relazione e nel tentativo di avvicinarsi ai diversi sistemi
di significato, alle pratiche, e in generale all'esperienza degli esseri
umani nei diversi contesti.
Mi soffermerò, in particolare, sulla capacità relazionale che ciascun
operatore sanitario deve acquisire, una capacità che necessita di
andare oltre lo sguardo scientifico, a maggior ragione se si tratta di
seguire o curare persone portatrici di esperienze culturali diverse dalle
nostre.
L'obiettivo di una tale formazione è di aiutare gli operatori a
comprendere fino in fondo cosa l'altro ci sta comunicando, che cosa sta
provando, di cosa ha bisogno. Impostare una relazione empatica
centrata sull'ascolto attivo e sulla comprensione emotiva, saper
riconoscere i sentimenti e le manifestazioni di sofferenza della persona
straniera, sono tutti elementi importanti e centrali del lavoro che deve
mettere in atto qualsiasi operatore sanitario, in modo che questi non si
dimentichi e non sottovaluti quel mondo inferiore, tanto ricco quanto in
difficoltà per il caos del cambiamento.
Per costruire il nostro percorso, comincerò ad illustrare come si
identifica la medicina "nostra", su quali aspetti è fecalizzata l'attenzione
del medico, e metterò, poi, a confronto la medicina sperimentale con la
medicina "popolare", evidenziandone la possibilità di un reciproco
potenziamento.
Parlerò in seguito dell'approccio transculturale, fortemente influenzato
dall'esperienza francese, che mi sembra molto efficiente nella relazione
con l'utenza straniera e con il suo bisogno di salute; si tratta di un
approccio che punta alla decodifica di ogni situazione individuale
riguardante lo straniero, in modo da costruire, per ogni specifico caso,
un terreno di comunicazione appropriato.
Credo che sia importante ricercare e costruire un approccio, un modello
relazionale, sempre più serio, sempre più efficace rispetto all'utenza
immigrata e al suo bisogno di salute; un modello che possa essere
fruibile da figure professionali diverse e che diventi, dunque, un
patrimonio comune.
Nel contempo sono cosciente del grado di difficoltà nel mettere in atto
tale modello, perché ritengo che per farlo sarebbe fondamentale un
percorso di formazione comune ed esteso, che metta in atto un lavoro
di conoscenza di se e dell'altro.
D'altra parte la mia convinzione è che oltre a migliorare le prestazioni
per gli utenti stranieri, questo lavoro implicherebbe, inevitabilmente,
ricadute positive anche nel lavoro con l'utenza italiana, e forse anche
nei rapporti interni all'organizzazione sanitaria.
Il secondo capitolo della tesi sarà per lo più introduttivo al mio progetto
di ricerca-valutazione: presenterò alcune problematiche messe in gioco
dall'esperienza della maternità in contesto migratorio e alcune
rappresentazioni e pratiche relative al parto, all'allattamento e alla cura
del neonato confrontate in culture diverse.
Per concludere farò una breve introduzione sulla ricerca che ho
effettuato nel reparto di ostetricia dell'ospedale Le Scotte di Siena, e
fornirò un quadro di documentazione sulle donne straniere che sono
state ricoverate in questo reparto.
Prima di affrontare la ricerca in sé stessa, cercherò di esplicitare i motivi
per i quali ho scelto di utilizzare l'intervista aperta come strumento
metodologico di ricerca; infine evidenzierò quali sono i problemi e le
criticità che ritengo possano riscontrare le gestanti immigrate a Siena, a
partire dai loro racconti e dalla mia osservazione.








